Ordine Francescano Secolare 
del Veneto

"BEATA MAMMA ROSA"

 

Chi Siamo

L’Ordine Francescano Secolare è stato fondato da San Francesco d’Assisi per i laici che, spinti dallo Spirito Santo, si sentono chiamati a vivere quotidianamente il Vangelo e a seguire le Sue orme rimanendo nel proprio stato secolare. E’ un progetto di vita rivolto a tutti indistintamente: uomini, donne, lavoratori, studenti, coniugati, fidanzati o single. E’ costituito da cristiani che, per una vocazione specifica, dopo un periodo di formazione e di approfondimento spirituale e culturale, mediante una Professione solenne, si impegnano a vivere il Vangelo alla maniera di S. Francesco, osservando una Regola specifica approvata dalla Chiesa: “Osservare il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo secondo l’esempio di San Francesco”. I francescani secolari si impegnano a vivere questa vocazione in ogni situazione in cui si trovano sul piano famigliare e lavorativo.

Beata Eurosia Fabris Barban

 Sposa. Mamma,Sarta , Catechista , Francescana

257px Beata Eurosia

Eurosia nacque a Quinto Vicentino il 27 settembre 1866; in casa tutti la chiamavano Rosina. I genitori, premurosi nel fornirle un'educazione religiosa, la fecero battezzare tre giorni dopo la nascita. Nel 1870 la famiglia si trasferì nel vicino paese di Marola. Qui Rosina trascorrerà tutta la sua vita. Nel paese esisteva una scuola, un vero lusso a quei tempi. Rosina riuscì a frequentare le prime due classi. Una grande fortuna, se si pensa che allora, in Italia l'analfabetismo femminile toccava il 75,7%. Fin da piccola, era davvero attratta dalla lettura. I fratelli dicevano che passava diverse ore a leggere, soprattutto la Storia Sacra.

La casa della famiglia Barban, vicino a quella dei Fabris, fu colpita da un grave lutto: morì Stella Pierina Fattori, moglie di Carlo Barban, lasciando due figlie piccole al marito Carlo. Si chiese aiuto a Rosina per le faccende domestiche e la cura delle bambine. Per tre mesi lavorò in casa Barban, senza chiedere alcun compenso. A un dato momento, Carlo si fece avanti con una proposta di matrimonio. Rosina chiese tempo per pregare e conoscere la volontà di Dio, ma infine, divenne moglie di Carlo in quanto considerava tale gesto volontà divina, considerando il bisogno e l'esigenza delle due bambine. Rosina, mossa dalla fede e l'amore di Dio, prese la vita di famiglia come un dovere e una missione.

Rosa era disposta a ricevere anche figli propri, conosceva bene i principi che affermavano: “I figli sono il dono per eccellenza del matrimonio e contribuiscono grandemente al bene dei genitori”.

I primi due figli di mamma Rosa morirono in tenera età, ma trovato conforto nel Signore, infine ne ebbe altri sette, tre dei quali si consacrarono a Dio come sacerdoti. Nel periodo della prima guerra mondiale, ne adottò altri tre, mentre il loro padre era in guerra e la loro mamma, nipote di Rosa, morì poco prima.

L'apostolato di Rosa Fabris fu spicciolo: la sua testimonianza di vita cristiana ben vissuta, con la preghiera assidua e la parola detta nel momento opportuno. Prima di sposarsi era come il punto di riferimento per i fratelli quando sorgevano discussioni e dissapori. Da ragazza quindicenne faceva catechismo. Dopo sposata, visse il matrimonio come una missione: che i figli scoprissero ciascuno il piano di Dio sulla propria vita. Fin da bambina, Rosina amava la preghiera; erano momenti di riflessione, di dialogo con il Signore che, a sua volta, le rispondeva e le faceva vedere certi aspetti concernenti la sua vita. La sua preghiera era alimentata dalla lettura de La storia sacra, i fatti biblici erano la sua passione; studiava il Vangelo, leggeva anche libri di pietà propri del suo tempo. Difendeva i valori Cristiani che proponeva continuamente ai suoi figli e a tutte le persone che avvicinava. «L'indomani, appena svegliati, racconta la figlia Italia, voleva che ringraziassimo il Signore per la buona notte passata, come lo pregassimo per il buon giorno che s'apriva; e alla sera, lo stesso prima di coricarci, ma in ordine inverso».

La vita di mamma Rosa si svolse tutta tra le mura domestiche nell'esercizio delle virtù cristiane, vissute con impegno, come risposta all'amore di Dio. Visse la povertà come un dono. Eurosia riassumeva tutto nel servizio. Le testimonianze concordano nell'asserire che dormiva poco, mortificava il suo corpo per renderlo disponibile all'esercizio dell'amore di Dio. La fonte della sua attività era la preghiera. Approfittava dei momenti di silenzio per pregare. Le attività domestiche e quella del cucito erano accompagnate dalla meditazione. La prima preoccupazione di Rosa era la conversione dei peccatori; pregava e faceva pregare per loro. I poveri sapevano che a mezzogiorno avrebbero potuto usufruire di una scodella di minestra che Rosa preparava per loro.  Ebbe una particolare cura per gli orfani. Scoppiata la guerra, non pochi uomini sposati e con figli furono chiamati alle armi. Nel circondario di Marola e Valproto non mancarono le vedove con numerosi figli, quasi abbandonate a se stesse. Mamma Rosa aiutava quando poteva, anche con sacrifici personali.

Il 31 maggio 1930 moriva il marito Carlo, dopo 45 anni di matrimonio. Da quel momento, Rosa si raccolse ancora di più nella preghiera. Confidò al figlio don Giuseppe che il Signore le aveva rivelato il giorno della morte, mancavano 19 mesi. Si preparò sempre più alla morte, intensificando la preghiera, il suo pensiero era sempre rivolto al paradiso. Nell'autunno del 1931 si manifestarono i primi dolori reumatici che invadevano le giunture delle mani e dei piedi; la predizione della sua morte si stava avverando. Il male progrediva estendendosi alle spalle e alle ginocchia fino a costringerla a letto. Non si lamentò dei dolori, anche se era palese che soffriva.  Spirò l'8 gennaio 1932; aveva conservato fino all'ultimo respiro l'uso dei sensi, sapeva di morire e moriva per amore.

I resti mortali di Mamma Rosa, dal cimitero di Marola, furono traslati alla Chiesa Parrocchiale del paese e collocati in un’ urna di marmo presso il primo altare di sinistra, entrando in Chiesa.  Il processo diocesano di beatificazione è culminato nel riconoscimento del miracolo, ottenuto per intercessione della Serva di Dio. Dalle notizie ricavate dal Summarium si evince la presenza di adenopatie mediastiniche con versamento pleurico bilaterale e addominale, si può quindi ipotizzare che Anita Casonato sia stata affetta da una patologia polisierositica di natura specifica post primaria, durata circa sette mesi e che in assenza di cure specifiche non idonee all’epoca, sia migliorata improvvisamente con scomparsa completa di qualunque sintomatologia e nel corso di una settimana sia ritornata in pieno benessere, senza postumi.

Il 6 novembre 2005 a  Vicenza in  Cattedrale, il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Sua Eminenza il Signor Cardinale José Saraiva Martins, che rappresenta il Santo Padre Benedetto XVI, proclamava Eurosia Fabris Barban, BEATA.

La Chiesa parrocchiale di Marola, fu elevata a Santuario dal Vescovo di Vicenza Mons. Cesare Nosiglia, che l’ha pure voluta Patrona dei Catechisti della Diocesi.

La ministra regionale OFS del Veneto, Marina Mazzego e il presidente della Conferenza degli Assistenti regionali, fra Fabio Maria Spiller, ofm, accolgono il desiderio dei francescani secolari del Veneto che vogliono che la Beata Mamma Rosa, diventi Patrona della fraternità regionale.

Il 14 Maggio 2017, alla presenza dei francescani secolari del Veneto, presso la struttura del palalago di Marola, durante l’Eucarestia presieduta dal Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini, fra Roberto Tadiello, la Beata Mamma Rosa è dichiarata PATRONA della fraternità regionale dell’Ordine francescano del Veneto.

Per approfondimenti si può consultare il sito: http://www.eurosiafabrisbarban.it/

Bibliografia: 

Beata Mamma Rosa, di Bernardino Angelo Barban, ed. Dehoniana.

Eurosia, di Paolo Rodari, ed. San Paolo

Bata Eurosia Fabris Barban, di Claudio Bratti, ed. Velar